Ingiustizia

Angelo Peveri e Gheorghe Botezatu

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Il dipendente condannato insieme al suo datore di lavoro.

Abbiamo deciso di mettere come oggetto dell’articolo la coppia, perché le vittime della vicenda sono due, e Gheorghe, di cui oggi non parla nessuno (tranne il TG5), se possibile ha subito un’ingiustizia più grande. Qualcuno ritiene che chi manifesta rabbia di fronte a queste sentenze, abbia in qualche modo in testa pregiudizi etnici o generalizzazioni verso gli stranieri. E invece è esattamente il contrario, i romeni vengono colpiti dallo Stato Italiano, quelli onesti e lavoratori (e coraggiosi), mentre i loro compatrioti criminali, si ha la sensazione, vengono in qualche modo “protetti”.

La vicenda

Angelo Peveri, imprenditore di Sarmato, è stato condannato in via definitiva a 4 anni e 6 mesi dalla Corte di Cassazione per il tentato omicidio di uno dei ladri di origine romena, che nel 2011 avevano preso di mira la sua azienda a Borgonovo, rubando ripetutamente il gasolio custodito nel cantiere.

Oltre alla condanna di Peveri, è stata confermata anche la pena di 4 anni 2 mesi (solo 4 mesi in meno di condanna) per il suo dipendete, di origini romene, che era con lui quando sparò ai ladri, reo di averlo accompagnato, per aiutarlo, per difendere lui e l’azienda che consentiva di vivere a lui e alla sua famiglia.

Il cantiere luogo dei fatti, all’arrivo delle Forze dell’ordine – Foto: Il Piacenza

Peveri era giunto sul posto armato di fucile, regolarmente dichiarato, dopo che era scattato l’allarme; spara quattro colpi in aria, ma invece di fuggire, colui che poi verrà gravemente ferito, lo aggredisce. Si parla di 90 furti (novanta), di cui 3 avvenuti nei giorni immediatamente precedenti alla tragedia. Ai Carabinieri giunti in loco si era sfogato dicendo di essere esasperato. Da quando invece si è celebrato il processo, sono stati altri 13 i furti subiti.

Una vicenda irreale

Ma ci sono altri particolari che rendono la vicenda allucinante, come la circostanza che davanti ai giudici della Cassazione di Roma, lo stesso Procuratore Generale aveva chiesto il rinvio alla Corte di Appello, per un nuovo esame del caso. Ma la suprema corte ha invece confermato la condanna, e ora Peveri rischia il carcere.

I ladri hanno patteggiato 10 mesi e 20 giorni per tentato furto.

Angelo, il secondo da sinistra.

In primo grado i Giudici avevano inflitto pene più severe rispetto a quelle chieste dal PM, poi confermate dalla Corte di Appello di Bologna, e ora dalla Cassazione.

Riportiamo le dichiarazioni della figlia 25 enne Martina Peveri, che con senso civico fuori dal comune non riesce a dire che ha smesso di credere alla giustizia italiana, dopo gli 8 anni di vicenda giudiziaria, caratterizzati da tre condanne penali: “Sapevamo che tutto questo sarebbe potuto succedere, ma non ce l’aspettavamo. Aspettiamo le motivazioni e vedremo come muoverci. E’ difficile avere fiducia nella giustizia, ma è giusto crederci”.

Credere nella giustizia nel nostro Paese?

Noi invece non ci crediamo più, riteniamo che la Legge sia sbagliata e che l’interpretazione che ne danno i Giudici sia anche peggiore. Questo non significa non avere rispetto per la Giustizia, o non riconoscerne il ruolo e l’autorità, diciamo che tutto ciò non rispecchia la volontà del popolo, nel nome del quale la giustizia viene amministrata, che non vi sono ratio giuridiche comprensibili ne spiegabili, e siamo sicuri che le motivazioni della sentenza lasceranno un amaro in bocca ancora più forte.

Possiamo anche essere d’accordo con il principio morale e giuridico che la proprietà di un bene non valga una vita, ma come si può ignorare il rischio per la vita che corre chi subisce dei furti, come si può non tener conto dello stato mentale di chi per decine e decine di volte vede infrangere nella violenza e nella prepotenza, l’onestà e il proprio sudore lavorativo e quello della propria famiglia e dei dipendenti, la fiducia di una comunità intera che deve rinunciare ai diritti più importanti che deve garantire uno Stato: il lavoro e la sicurezza.

E spiega tante cose, insieme a tutti gli altri fatti cui abbiamo assistito, sulla piega politica che ha preso il tema della legittima difesa.


FONTE: ilpiacenza.it – bologna.repubblica.it – adnkronos.com

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