Storie Ribelli

Emilia, piccolo genio non vedente. E i suoi compagni.

La sua storia, e quella de “gli altriche ne fanno parte.

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«Mi ha sempre affascinata il mondo greco. L’ho scoperto grazie a un medico che mi leggeva le poesie in greco e poi le traduceva. All’inizio avevo delle perplessità se iscrivermi a questo liceo o no, c’era qualche problema con il vocabolario di greco cartaceo. Poi abbiamo trovato il modo di superarlo»; usa il software Biblos per leggere il greco e Lambda  per la matematica.

Ma questa è la storia anche degli “altri”, gli amici che l’aiutano, o che semplicemente sono “normali” con lei.

Lupetta

Liceo Russell della Capitale, 10 in greco, media del 9, rappresentante di classe, convinta e sostenuta a presentarsi dai suoi compagni; una vera “lupacchiotta”, e Totti l’ha premiata con una maglia quando era bambina.

Infatti Emilia non si è realizzata solo attraverso lo studio: «Ho la passione per il teatro, recito in una compagnia di ragazzi dai 19 ai 25 anni, tutti vedenti. Quest’anno abbiamo portato in scena uno spettacolo su dodici donne della tragedia greca, io ero Ifigenia».

E non si fa mancare l’attività sportiva e il divertimento: «Vado a correre allo stadio della Farnesina con un allenatore insieme ad altri ragazzi che non hanno alcun problema. Ho fatto anche qualche gara con i vedenti. E poi mi diverto molto, esco con gli amici. Da grande voglio occuparmi di politica, mi piacerebbe impegnarmi per i diritti delle persone».

Ammira Alexandra Ocasio-Cortez, la più giovane parlamentare statunitense, e ne riporta una citazione nell’intervista a “Il Messaggero”: «Sono abbastanza coraggiosa. Sono forte e ho tutto quello che serve. Ce la posso fare».

Amaurosi congenita di Leber” (rara patologia genetica che colpisce la retina), la diagnosi poco dopo la nascita. Dai tre anni è seguita dal Centro Sant’Alessio, un istituto regionale di riabilitazione, in un percorso per raggiungere la totale autonomia. «Ho ricordi di ombre e di luci», ma sono molto lontani e ormai le sfuggono quasi del tutto.

Anche in questa parte, per lei più dura da raccontare, il suo carattere emerge: “Ma il buio non è mai stato un limite. Fosse per me farei una cosa nuova al giorno. Il mio segreto? Non c’è un segreto, semplicemente sono così. Tosta di carattere. Di ostacoli ne ho incontrati tanti, ma preferisco oltrepassarli piuttosto che aggirarli».

Una persona normale, normale perchè vive in una delle tante disabilità, una giovane che fa le cose bene, lontana dall’immagine che abbiamo dei giovani. I suoi compagni sono influenzati da lei, in quello che è un altro aspetto della sua piccola battaglia.

Ma sono anche i compagni che influenzano lei, a scuola a teatro, allo stadio o mentre corrono, o in nessun luogo che non sia il cuore e il tenersi la mano e dirsi parole sincere. E anche perchè no, le aziende che producono beni che queste persone possono utilizzare per sentirsi meglio, che siano libri, software, attrezzature.. un contraltare alle barriere architettoniche e alle inefficienze dello Stato o alla maleducazione delle persone “abili”.

La sua vita non è certo facile, si muove con il bastone bianco, ed Emilia non fa la vittima: «Le buche ci sono per me come per tutti gli altri».

FONTE: Il Messaggero – The Social Post

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