Cronaca Bella

ScuolaBus a Pedali

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A scuola ci andavo a piedi, sia alle elementari quando dovevo attraversare il quartiere, sia alle medie quando facevo 2 o 4 km. Certo, io abito in una cittadina; a Roma, Milano, Napoli sarebbe più complicato. Quando esce questo discorso tra adulti, si va subito a rievocare un passato mitico (il nostro o quello dei genitori) in cui di pericoli per i bambini ce n’eran di meno”.

La situazione

Ma, a parte se ciò sia vero, è davvero tutto qui? La motivazione per cui 7 bambini su 10 in Italia vengono accompagnati in automobile, è la sicurezza? Innanzitutto dobbiamo dire che si tratta di un primato del nostro Paese, ma se aggiungiamo che la metà delle famiglie motorizzate, abitano entro i 5 minuti da scuola… si inizia a pensare alla pigrizia del cittadino e alla mancanza di efficienza e lungimiranza del servizio pubblico.

Altri Paesi, ad esempio Francia e Svezia, come spesso accade quando di tratta di intelligenza evolutiva, è proprio il casi di dirlo “ci portano a scuola”. Apprendiamo dunque di mirabolanti autobus a pedali (pedalata assistita, signori e signore) dove oltre 10 bambini a bordo di un calesse ecologico e salutare, fanno bene all’ambiente e si divertono. Addirittura, questi mezzi sono dotati di copertura contro le intemperie !

Ma anche in Italia, a Milano Torino e Roma, e a Forlì, si segnalano iniziative.

I piccoli orsacchiotti

Stefania e il suo mezzo

Eccoli i Bambini de “GliAmicidiPooh” (asilo nido e scuola materna bilingue) che ridono mentre diminuisce l’anidrite carbonica: “Ci tengo a sottolineare – afferma Stefania – il nostro impegno a favore della eco-sostenibilità. Lo scuolabus a pedali è infatti un’idea ripresa da quanto ha fatto intelligentemente un asilo nido di Malmö, in Svezia”.

Con il tempo forse ci saranno persone adatte a farlo, ad esempio i rider sottopagati che consegnano il cibo a domicilio, non saranno i bravi educatori a sacrificarsi, i quali da fornitori di carta igienica sono anche eco-scuolabus, con buona pace degli educatori cattivi che non hanno voglia di insegnare nemmeno se la scuola gliela porti a casa.

Un mezzo che non sappiamo come funziona ma sicuramente non ha un tubo di scappamento diesel.

E altrove altri movimenti

A Forlì si sono posti il problema, dopo che un questionario di FIAB Forlì (Associazione che da 30 anni diffonde l’uso della bicicletta) aveva confermato le statistiche di cui sopra. E l’intenzione dei bambini di andarci in bici a scuola (la metà) e a piedi (oltre il 10%) ci fa suonare un campanello. Per ora nel capoluogo Romagnolo si sono limitati a chiedere alle amministrazioni di andare in tal senso. Ma si sa che queste cose sono innanzitutto un problema culturale dei cittadini (oltre che di qualità della spesa pubblica e competenza degli amministratori) e in ciò in Italia siamo molto indietro.

Bari si è segnalata per una iniziativa per diffondere l’uso della bici, attraverso fondi per acquistare mezzi nuovi e bonus per chi decide di utilizzarli per recarsi in centro, un vero e proprio “reddito da pedalata” come lo ha definito nonsprecare.it . Iniziativa che si pensava di riprodurre (nel 2016, ad oggi non si sa) anche a Milano, sempre prendendo a modello la Francia, dove lo Stato paga 25 centesimi a km a chi usa la bicicletta per andare a lavoro o a scuola, cifra che in media vale 50 € al mese.

Pensiamoci su

Forse, dovremmo tutti quanti essere meno automobilisti o motociclisti, e più ciclisti e podisti. Fa bene alla testa oltre che alle gambe, alla volontà oltre che all’ottimismo. Pare che possa farci risparmiare un bel po’ di vite umane, se è vero, come sostengono i ricercatori dell’Università di Firenze, che usando di più la bicicletta, solo in una ventina di città con oltre 150.000 abitanti, si “risparmierebbero” quasi 400 vite umane, con un minor aggravio sul servizio sanitario nazionale di 42 milioni di euro.

E pensando bene a quando ero ragazzo io…

Certo, andavo a scuola a piedi, ma appena ho potuto sfrecciavo con lo scooter, anche perché ero sempre in ritardo, ma anche perché il mezzo veloce da più libertà. Oggi dico a me stesso non certo di rinunciare alla comodità di fare in 5 minuti ciò che dovrei fare in 15, ma di riflettere se è sempre il caso di risparmiare quei 10 minuti. Cosa ottengo in cambio? Se uso la bici o le ganbe faccio bene a me stesso, e vivo in un ambiente più pulito, cosa che mi fa ulteriormente bene.

Mi ricordo ancora di quando tornavo da scuola con i miei compagni, parlando con loro come non potevo parlare a scuola, e questo era più importante di 10-20 minuti di più a guardare la tv. Ma certo se ho dei genitori a casa che vedo poco, allora può essere utile fregarsene di un po’ di inquinamento e di moto muscolare, e utilizzare il motore a scoppio per interagire con la famiglia.

Diventa quindi una questione di intelligenza, la stessa che ha portato l’essere umano a sviluppare le automobili e i motorini, ma che a volte ci fa dire che un minuto “perso” e che “rende di meno”, regala benessere, tranquillità, condivisione, e può valere anche di più.

FONTI: portalebambini.itgliamicicrescono.it – forli24ore.itnonsprecare.it

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